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Smartworking, la nuova frontiera dell’impiegato statale

Tutto cambia in fretta, tutto scorre. Anche nel mondo del lavoro. La massima di Eraclito torna d’attualità con una novità arrivata direttamente dal governo: lo smartworking. Una soluzione intelligente per venire incontro alle esigenze del dipendente statale, senza però intaccare l’azienda.

L’idea consiste nel modificare anche in modo consistente il lavoro dei dipendenti con famiglie. La nuova frontiera dello smartworking porterebbe al telelavoro, una pratica finora quasi inesistente in Italia. Eppure potrebbe portare vantaggi cospicui, in termini di tempo e comodità.

Il ministero della pubblica amministrazione sta lavorando per facilitare la gestione del binomio vita familiare-lavoro ai dipendenti statali. Risolvendo nel contempo la questione dell’assenteismo, proprio perché si viene incontro alle esigenze dei cittadini. Con lo smartworking il telelavoro permette di trascorrere più tempo a casa, eliminando i tempi di percorrenza dall’abitazione al lavoro. Oltre a consentire ai lavoratori di rimanere in uno spazio che ispira serenità.

Per i lavoratori si sta pensando poi di stringere degli accordi con gli asili nido. L’obiettivo è creare dei campi estivi per i figli dei dipendenti nei periodi dell’anno in cui i genitori sono ancora impegnati con il lavoro ma le scuole sono chiuse. Una novità importante per venire incontro alle esigenze degli impiegati.

Il provvedimento dovrebbe agevolare il part-time, formula sempre più diffusa in Italia. Altro passo verso la convivenza di lavoro con famiglia, in una società in cui entrambi i coniugi sono spesso fuori casa per buona parte della giornata. Ad oggi il part-rime è usato solo per il 5,6% dei lavoratori.

Inutile sottolineare quanto questa manovra stia suscitando preoccupazioni nei lavoratori. Non sfugge che il part-time porta con sé contratti meno vantaggiosi, spesso a tempo determinato e con poche certezze finanziarie. Lo smart working può anche essere una soluzione intelligente, ma non per il portafogli dei dipendenti. Il rischio, da non sottovalutare, è che sia l’ennesimo trucco per pagare una miseria i lavoratori.

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