Economia

Salari in crescita minima, i debiti rallentano l’inflazione

Non migliora la situazione dei salari italiani. O meglio, la crescita è ai minimi storici. I dati arrivano direttamente da Mario Draghi, che ha sottolineato il momento di difficoltà del mercato del lavoro italiano. Un dato che contrasta con l’azione promossa dalla BCE, desiderosa di contrastare la deflazione dello 0,1% con cui si è concluso il 2016. Ma il tema del lavoro rimane delicato.

La crescita dei salari è al livello più basso toccato negli ultimi 35 anni. L’effetto dei voucher è stato una minore possibilità finanziaria per i lavoratori, con il tasso di occupazione leggermente diminuito. Allo stesso modo non si sono verificati gli aumenti degli stipendi auspicati dalle industrie, che non riescono a dare potere d’acquisto ai propri dipendenti. Un problema che tocca soprattutto i giovani, costretti ad accettare contratti a tempo o stage dalla retribuzione minima. La concorrenza e la necessità di trovare denaro sono nemiche del mercato, portando i potenziali acquirenti ad accontentarsi di un salario basso. Con la conseguenza di non poter spendere.

Non se la passano meglio le aziende e i privati. Il Fisco ha di recente dichiarato che sono 21 milioni gli italiani che hanno un debito da estinguere. Anche se il 54% di essi non devono più di 1000, la situazione delineata è preoccupante. In tutto Equitalia ha diritto di richiedere circa 817 miliardi di euro, ma più della metà di questi non possono essere resi in ogni caso. Ulteriore fattore allarmante, perché l’indebitamento mette in crisi i mercati. Impossibile immaginare di sollevare il costo di acquisto in un Paese in cui si guadagna poco e si deve molto. Draghi ha parlato di una leggera ripresa, che può far sperare in bene per il futuro. Gli effetti delle riforme sul lavoro potrebbero essere devastanti per il mercato italiano, chiamato a fornire un poter d’acquisto (che non si può permettere) ai propri cittadini. La soluzione arriverà dall’UE?

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