Economia

Garanzia giovani, operazione fallita a sostegno delle nuove generazioni

Dall'Europa arriva una sonora bocciatura: in Italia solo stage e nessun miglioramento

L’Unione Europea era scesa in campo per contrastare il fenomeno dilagante della disoccupazione giovanile in Italia. Sul territorio nazionale, Garanzia Giovani non ha però portato i benefici sperati. È questo il bilancio parziale della prima fase dell’operazione, che  inizialmente mirava a ricollocare nel mondo del lavoro gli oltre 2 milioni di neet nazionali, ossia coloro che hanno già terminato il percorso di studi ma non cercano lavoro consapevoli delle difficoltà nella ricerca. Dalle casse europee erano arrivati 1,5 miliardi di euro, ai quali si erano aggiunti i finanziamenti nazionali.

L’ammontare, però, come spesso accade in Italia, non ha prodotto l’indotto auspicato. L’opportunità si è spesso tradotta in stage o a contratti brevi, per qualsiasi tipologia di lavoro. Le offerte non mancano di certo, ma da qui a parlare di stabilità e di progettualità nell’assunzione ce ne vuole. Ed è per questo che l’inversione di rotta non è arrivata, e il mercato degli italiani inattivi è uno dei più numerosi di tutta Europa.

A conti fatti, l’Italia al momento “vanta” un totale di 2,2 milioni di neet, numero ridotto del 7,9% ma che non ci consente di abbandonare l’ultima posizione nel continente. Numeri sconfortanti se si guarda alle medie europee: in Italia 1 giovane su 4 non lavora né studia, e nel mezzogiorno la percentuale sale al 34%, mentre la media UE si attesta al 14%. La “colpa” italiana è evidente, ed è già stata evidenziata dalla Corte dei Conti europea, che aveva notato il fallimento a fronte di un ingente investimento a causa dell’eccessiva presenza di tirocini e stage mai tradotta in vere e proprie proposte di lavoro.

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A sfruttare Garanzia Giovani sono stati infatti soprattutto i più furbi, che hanno usufruito delle prestazioni dei più giovani passando di stagista in stagista, mentre le nuove generazioni spesso erano additate di mancanza d’impegno. E il paradosso tutto italiano si palesa nel fatto che i Neet sono sì diminuiti, ma questo fenomeno è imputabile sia ai fattori anagrafici che alla crescita degli italiani che si “tuffano” nello studio nella speranza che qualcosa cambi.

Le critiche dell’Unione Europea sono pressoché confermate dai dati diffusi dall’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, il cui monitoraggio ha denunciato la cattiva abitudine dei datori di lavoro italiani che assumono solo un giovane su quattro, con una forte concentrazione al Nord a discapito dei lavoratori del sud Italia. Da Bruxelles in estate dovrebbe partire la seconda fase di Garanzia Giovani, assicurando all’Italia un budget che si attesterà poco al di sotto del miliardo di euro. Se però in Italia questi fondi saranno destinati ad altri stage improduttivi e non certo risolutivi la next generation continuerà ad essere una Neet generation.

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