Industria 4.0: le contraddizioni della nuova realtà
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Industria 4.0: le contraddizioni della nuova realtà

Per molti l'industria 4.0 porterà ad una drastica riduzione dell'inquinamento: il caso Lombardia, però, dimostra, che la strada è ancora lunga

La lotta all’inquinamento e al riscaldamento globale sono due tra i temi politici più importanti del XXI secolo. In un’epoca dominata dalle macchine e, dove, chi detiene le materie prime, ha un potere smisurato, quello di utilizzare fonti di energia rinnovabili è ormai, diventato un dovere.

Da questo punto di vista, in molti ritengono che l’esplosione dell’industria 4.0 possa cambiare i sistemi di produttività e abbattere sprechi energetici.

L’industria 4.0

Il termine “Industria 4.0” è stato usato per la prima volta nel 2011 alla Fiera di Hannover, in Germania, come ipotesi di progetto da cui è partito un gruppo di lavoro che nel 2012 ha presentato al governo federale tedesco una serie di raccomandazioni per l’implementazione del Piano Industriale del Paese.

Parliamo dell’unione tra robotica, sensori, connessione alla Rete e programmazione in grado di rivoluzionare la catena di produzione. Con l’ingresso della miniaturizzazione e dell’interconnessione tra le macchine, ci si avvia verso una maggior velocità in termini di prestazioni, e, soprattutto, verso un maggior controllo dei consumi. Sono già parecchie le industrie che, abbracciando l’idea di un’industria più ecosostenibile, si sono dotate di pannelli per l’energia solare per ridurre le emissioni di gas.

Un altro vantaggio di questo nuovo sistema industriale è la capacità delle macchine di “curarsi da sole”, ovvero individuare le anomalie che, spesso, alzano i consumi. Grazie all’Intelligenza Artificiale, infatti, le macchine sono capaci di imparare dai propri errori e di assimilare informazioni in base alla propria “esperienza”.

Lo svantaggio di questo tipo di industrializzazione sta nel livello occupazionale. Con macchine sempre più autonome e che necessitano meno di manutenzione e controlli, è stimato che, nel lungo periodo, potrebbe causare la perdita di molti posti di lavoro.

Il caso Lombardia

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In Italia, la Lombardia è la regione più votata verso l’industria 4.0. L’ultimo rapporto, però, mostra dati contrastanti in questo settore. Per quel che riguarda la spesa in ricerca e sviluppo questa si attesta all’1,33% del Pil (1,38 la media nazionale e 1,60 quella Ue). La Lombardia è leader nazionale in questo settore con il 26,18% dei brevetti italiani e il 22% delle startup innovative.

Nel settore strategico dell’energia, questa regione, vanta dal 2013 una quota dei consumi finali lordi coperti da rinnovabili del 12,5%.

Degna di nota è la densità territoriale di produzione delle rinnovabili. Nelle province del nord vi è una specializzazione nella produzione idroelettrica, mentre, in quelle meridionali, spicca quella di bioenergie.
Per quel che riguarda il consumo medio di energia elettrica la Lombardia si attesta sul 24,3% molto al di sopra della media UE (20.9%).

Il vero problema sta nei livelli di emissione di pulviscolo atmosferico. Questa, infatti, è la regione più inquinata d’Europa con la concentrazione di PM2,5 pari a 26,3 microgrammi per metro cubo (la media Ue è 14, quella nazionale 18,5) Va, però, detto che la quantità di emissione di CO2 è in diminuzione. Attualmente si attestano su 8.2 tonnellate per abitante contro una media UE di 10.65.

Come dimostrano questi dati, dunque, il cammino verso una industria più sostenibile è ancora lungo e tortuoso, anche se, qualcosa si comincia a muovere nel nebuloso pulviscolo che è diventato il nostro mondo.

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